• 81

Il ruolo dell'ossidazione del colesterolo nelle malattie cardiovascolari

La relazione tra colesterolo e rischio cardiovascolare è un argomento dibattuto da molti anni, e ci sono stati numerosi studi scientifici che hanno indagato questa relazione. Alcuni di questi studi sostengono la teoria che il rischio cardiovascolare legato al colesterolo non dipende tanto dalla quantità di colesterolo presente nel sangue, ma dalla quantità di colesterolo ossidato dai radicali liberi. Uno studio pubblicato sulla rivista American Heart Journal ha dimostrato che il rischio di malattie cardiovascolari non è correlato con la quantità di colesterolo totale nel sangue, ma con la quantità di colesterolo ossidato presente nelle LDL. L’ossidazione del colesterolo è un processo che produce radicali liberi, e questi ultimi possono causare danni alle cellule del corpo, compresi i vasi sanguigni. Inoltre, gli studi dimostrano che l’ossidazione delle LDL aumenta la loro capacità di penetrare le pareti dei vasi sanguigni e accumularsi nelle arterie, aumentando il rischio di aterosclerosi. Un altro studio, pubblicato sulla rivista Circulation, ha dimostrato che ci sono diverse sottospecie di LDL, alcune delle quali sono più suscettibili all’ossidazione rispetto ad altre. In particolare, le LDL più piccole sono più suscettibili all’ossidazione e quindi più pericolose per la salute cardiovascolare rispetto alle LDL più grandi. Inoltre, la dimensione delle particelle di LDL può essere influenzata da fattori come la dieta e l’esercizio fisico. La conoscenza delle diverse sottospecie di LDL e della loro suscettibilità all’ossidazione è importante per prevenire le malattie cardiovascolari. Tuttavia, il dosaggio totale delle LDL è spesso utilizzato come unico indicatore di rischio cardiovascolare, senza tener conto della loro dimensione e suscettibilità all’ossidazione. Questo può portare a una valutazione inaccurata del rischio cardiovascolare e a una prescrizione di farmaci inappropriata. La placca aterosclerotica è una lesione che si forma all’interno delle arterie a causa dell’accumulo di materiali come lipidi, colesterolo, calcio, piastrine e cellule muscolari. In particolare, le LDL ossidate sono considerate uno dei principali fattori nella formazione della placca, poiché innescano una risposta infiammatoria che porta all’accumulo di altri materiali e alla progressione della lesione. Tuttavia, studi recenti hanno evidenziato che anche le HDL possono essere presenti all’interno della placca aterosclerotica e possono subire un’ossidazione, perdendo la loro funzione protettiva contro le malattie cardiovascolari. Inoltre, si è scoperto che anche il calcio può essere presente nella placca, contribuendo alla rigidità delle arterie e alla formazione di lesioni più grandi. Ci sono numerosi studi che suggeriscono che le HDL ossidate siano un indicatore più accurato del rischio cardiovascolare rispetto al semplice livello di colesterolo LDL nel sangue. Uno studio pubblicato sulla rivista “Circulation” nel 2002 ha dimostrato che le HDL ossidate sono presenti in maggior quantità nei pazienti affetti da malattie cardiovascolari rispetto ai soggetti sani. Inoltre, uno studio del 2004 pubblicato sulla rivista “Arteriosclerosis, Thrombosis, and Vascular Biology” ha dimostrato che la presenza di HDL ossidate è un predittore indipendente del rischio di infarto miocardico. Un altro studio del 2008 pubblicato sulla rivista “Journal of the American College of Cardiology” ha mostrato che le HDL ossidate possono prevenire l’accumulo di placche nelle arterie e proteggere contro le malattie cardiovascolari. Inoltre, è stato dimostrato che la quantità di HDL ossidate può essere aumentata da fattori come il fumo, il diabete e l’obesità. Infine, un recente studio pubblicato sulla rivista “Journal of Lipid Research” ha mostrato che le HDL ossidate possono svolgere un ruolo nella progressione della placca aterosclerotica, poiché possono promuovere l’infiammazione e l’accumulo di lipidi nella parete arteriosa. In sintesi, questi studi suggeriscono che le HDL ossidate possano essere un indicatore più accurato del rischio cardiovascolare rispetto alle semplici misurazioni di colesterolo LDL, e che la quantità di HDL ossidate nel sangue possa essere influenzata da fattori di rischio per le malattie cardiovascolari. Infine, anche le piastrine e le cellule muscolari possono essere coinvolte nella formazione della placca aterosclerotica. Le piastrine possono aderire alle pareti arteriose danneggiate e aggregarsi per formare coaguli, mentre le cellule muscolari possono proliferare e produrre collagene, contribuendo alla formazione della fibrosi nella placca.

Esistono diversi metodi per valutare l’ossidazione delle LDL e delle HDL. Uno dei metodi più comuni è la misurazione dei livelli di MDA (malondialdeide) nelle LDL e nelle HDL. La MDA è un prodotto di perossidazione lipidica che si forma quando i lipidi vengono ossidati, ed è quindi un indicatore affidabile dell’ossidazione delle lipoproteine.

Un altro metodo comune è l’elettroforesi su gel di agarosio, che consente di separare le diverse sottospecie di LDL e HDL in base alla loro dimensione e densità. Le particelle di LDL e HDL più piccole e dense sono generalmente considerate più suscettibili all’ossidazione rispetto a quelle più grandi e meno dense.

Infine, esistono anche test specifici per la valutazione dell’attività antiossidante del sangue, che possono fornire informazioni sulla capacità del corpo di proteggere le lipoproteine dall’ossidazione come il D-Rom’s Test di Carratelli.

Il d-ROM’s test (derivati reattivi dell’ossigeno metabolico) è un test per misurare lo stress ossidativo nel sangue. Questo test valuta la quantità di molecole di ossigeno reattivo presenti nel sangue che possono causare danni alle cellule e ai tessuti.

Il test d-ROM’s utilizza un campione di sangue che viene mescolato con un reagente contenente un substrato di perossido di idrogeno. Se sono presenti livelli elevati di molecole di ossigeno reattivo, il reagente cambia colore e la quantità di cambiamento di colore è proporzionale alla quantità di ossigeno reattivo presente nel campione di sangue.

Il d-ROM’s test può essere utile per valutare il livello di stress ossidativo in pazienti con patologie che possono essere correlate allo stress ossidativo, come malattie cardiovascolari, diabete, malattie infiammatorie, cancro e malattie neurodegenerative. Tuttavia, è importante sottolineare che questo test non è un indicatore specifico di malattia e può essere influenzato da vari fattori, come l’età, lo stile di vita, la dieta e l’attività fisica. Pertanto, la valutazione clinica del paziente dovrebbe sempre essere eseguita in combinazione con i risultati del test d-ROM’s.

Bibliografia:

  1. P Libby, PM Ridker, A Maseri – Inflammation and atherosclerosis, Circulation, 2002 – Am Heart Assoc.
  2. Steinberg D, Witztum JL. Oxidized low-density lipoprotein and atherosclerosis. Arterioscler Thromb Vasc Biol. 2010;30(12):2311-6.
  3. Mänttäri M, Manninen V, Huttunen JK, et al. LDL cholesterol and the risk of coronary heart disease in elderly men. Circulation. 1988;77(1):27-35.
  4. Zhang Y, Sun C, Xiao S, et al. Oxidized low-density lipoprotein cholesterol is associated with decreased HDL particle size in non-diabetic adults. Lipids Health Dis. 2015;14(1):129.
  5. Holvoet P, Mertens A, Verhamme P, et al. Circulating oxidized LDL is a useful marker for identifying patients with coronary artery disease. Arterioscler Thromb Vasc Biol. 2001;21(5):844-8.
  6. Navab M, Ananthramaiah GM, Reddy ST, et al. The oxidation hypothesis of atherogenesis: the role of oxidized phospholipids and HDL. J Lipid Res. 2004;45(6):993-1007.
  7. Holvoet, P., Mertens, A., Verhamme, P., Bogaerts, K., Beyens, G., Verhaeghe, R., … & Collen, D. (2002). Circulating oxidized LDL is a useful marker for identifying patients with coronary artery disease. Arteriosclerosis, thrombosis, and vascular biology, 22(4), 671-676.
  8. Shao, B., Pennathur, S., Pagani, I., Oda, M. N., Witztum, J. L., & Oram, J. F. (2004). Modifying apolipoprotein A-I by malondialdehyde, but not by an array of other reactive carbonyls, blocks cholesterol efflux by the ABCA1 pathway. Journal of Biological Chemistry, 279(9), 7875-7881.
  9. Vaisar, T., Pennathur, S., Green, P. S., Gharib, S. A., Hoofnagle, A. N., Cheung, M. C., … & Heinecke, J. W. (2008). Shotgun proteomics implicates protease inhibition and complement activation in the antiinflammatory properties of HDL. Journal of Clinical Investigation, 118(2), 545-555.
  10. Tabas, I., Williams, K. J., & Boren, J. (2007). Subendothelial lipoprotein retention as the initiating process in atherosclerosis: update and therapeutic implications. Circulation, 116(16), 1832-1844. doi: 10.1161/circulationaha.106.676890
  11. Tavori, H., & Fazio, S. (2019). HDL and atherosclerosis: beyond reverse cholesterol transport. Current Atherosclerosis Reports, 21(2), 2. doi: 10.1007/s11883-019-0768-y
  12. Johnson, R. C., Leopold, J. A., & Loscalzo, J. (2006). Vascular calcification: pathobiological mechanisms and clinical implications. Circulation Research, 99(10), 1044-1059. doi: 10.1161/01.res.0000249379.55535.21
  13. Ruggeri, Z. M. (2007). Platelets in atherothrombosis. Nature Medicine, 13(10), 1141-1147. doi: 10.1038/nm1645 8. Ross, R. (1999). Atherosclerosis–an inflammatory disease. New England Journal of Medicine, 340(2), 115-126. doi: 10.1056/nejm19990114340020
 

Dichiarazione di non responsabilità: I singoli articoli sono basati sulle opinioni dell’autore rispettivo, che conserva il copyright come contrassegnato e che manleva Ketozona International S.r.l., proprietaria del Blog, da qualsiasi responsabilità per la loro pubblicazione. Le informazioni contenute in questo sito Web non intendono sostituire una relazione uno a uno con un operatore sanitario qualificato e non sono intese come consulenza medica. L’intero sito ha come obiettivo la condivisione di conoscenze e informazioni provenienti dalla ricerca e dall’esperienza dei singoli Autori, affinché i lettori abbiano una visione disincantata, scientifica, trasparente e ampia della materia e perché possano avere capacità critica ed autonomia decisionale sulla propria salute attraverso gli strumenti loro forniti, atti a concordare con un operatore sanitario qualificato l’intervento terapeutico adatto.