Sin dal 2001, e ancora nel 2014, la EPA (Environmental Protection Agency) e la FDA (Food and Drug Administration), entrambe Agenzie Governative Americane, avvisano le donne attraverso i loro organi ufficiali, suggerendo loro di non superare il dosaggio di 170 gr di pesce alla settimana durante la gravidanza e l’allattamento, estendendo il consiglio anche per le donne che hanno intenzione di iniziare una gravidanza e per i bambini più piccoli (1). Questo a causa del rischio di avvelenamento da mercurio conte nuto nel pesce, soprattutto di grossa taglia.

 Contemporaneamente, però, si avverte che i soggetti delle stesse tre categorie dovrebbero aumentare il consumo di pesce da animali di piccola e media taglia, in modo da superare i 340 gr, perché giustamente ritenuti fonti proteiche di eccezionale importanza nutrizionale e dall’elevato contenuto di Acidi Grassi della serie Omega-3, come l’EPA e il DHA, fondamentali per la crescita del bambino (2).

Sulla rivista The Lancet di Febbraio 2007 è apparso un articolo relativo ad uno studio su un cospicuo numero di donne Britanniche (11875) durante l’intero periodo della loro gravidanza (3). Dopo aver raccolto accuratamente i dati informativi relativi alle loro abitudini alimentari, è seguito uno studio dei risultati ottenuti dai loro bambini nei vari test di inte lligenza, socializzazione e valutazione di capacità cognitive tra i 6 mesi e gli 8 anni di età. Si classificarono 3 categorie di donne: quelle che non consumavano pesce, quelle che ne consumavano meno di 340 gr alla settimana e quelle che ne consumavano pi ù di 340 gr.

 Ebbene, i risultati peggiori si ottennero dai bambini nati dalle madri che consumavano poco o nulla pesce, mentre i bambini nati da madri che consumavano più di 340 gr di pesce la settimana conseguirono i risultati più brillanti.

 Secondo i Ricercatori, l’introduzione di carne di pesce sembra dare benefici maggiori dei rischi dovuti all’avvelenamento da mercurio, che pure non va trascurato .

Si conferma quindi l’importanza degli Omega-3 a lunga catena (EPA e DHA) nel corretto sviluppo cognitivo durante la gravidanza, nella prima infanzia e nell’adolescenza, ma contemporaneamente anche la necessità, sempre ma tanto più in gravidanza, di consumare pesce non di allevamento, pescato nei mari freddi e che sia di media o piccola taglia.

Il rischio di intossicazione da mercurio dovuto al consumo di pesce in queste categorie di soggetti è un fatto tutt’altro che potenziale . Sono dunque d’accordo nel dire alle donne gravide di non esagerare con il consumo di pesce, di non eccedere, per i pesci a rischio (tonno per esempio) rispetto ai 170 gr alla settimana. Se da una parte il consumo di pesce è utile (per non dire assolutamente necessario) e dall’altra parte lo stesso pesce è inquinato, come risolvere la questione?

Nell’unico modo possibile: le donne in gravidanza devono stare sotto i 170 gr di pesce di taglia medio-grande alla settimana ma DEVONO assumere integrazione (almeno dalla ventesima settimana in poi, durante l’allattamento e poi far consumare direttamente ai bambini l’Omega-3 attraverso la supplementazione) di un olio incontaminato e puro tanto da NON contenere, anche ad alti dosaggi, alcuna traccia di contaminanti come mercurio, piombo, alluminio e cadmio. La fonte migliore in questo senso è il Krill , un crostaceo che vive nell’Antartico, dove le acque non contengono contaminanti, e che, essendo alla base della catena alimentare ed alimentandosi di fitoplancton, zooplancton e, in inverno, di alghe (e non di altri pesci, come i pesci stessi), non contiene tracce di questi pericolosissimi metalli tossici.

Così si potranno conciliare i benefici effetti dell’integrazione da Omega-3 a lunga catena (EPA e DHA) sullo sviluppo neuronale dei bambini e la necessità di non intossicarsi di mercurio e altri contaminanti che, specie durante la gravidanza, possono produrre danni al nascituro.

 

Riferimenti

3. Hibbeln JR, Davis JM, Steer C, Emmett P, Rogers I, Williams C, Golding J. Lancet. Maternal seafood consumption in pregnancy and neurodevelopmental outcomes in childhood (ALSPAC study): an observational cohort study. In 2007 Feb 17;369(9561):578-85.

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Autore

  • Gino F. Caletti

    Gino Franco Caletti nasce a Gallarate (VA) nel 1961. Conseguita la laurea in Medicina e Chirurgia si allontana dal concetto di “cura” tradizionalmente inteso, basato sulla terapia farmacologica, divenendo col tempo riconosciuto Esperto di Medicina Naturale. Da ventinove anni ricerca e sperimenta con successo metodi di applicazione clinica della biochimica umana e diffonde il concetto innovativo di dieta anti-infiammatoria, che vede l’alimentazione come mezzo di prevenzione e di cura delle malattie. Conferenziere e scrittore, diffonde le sue conoscenze attraverso questo Blog e con video spaziando a 360° sul tema di salute, malattia e prevenzione.

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