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Come funziona la cascata allergica e cosa accade nel corpo umano durante una reazione allergica

Le allergie sono una risposta immunitaria anomala e inappropriata del corpo a sostanze normalmente innocue, come polline, acari, polvere, alimenti, nickel o sostanze chimiche. Le reazioni allergiche possono manifestarsi in diverse parti del corpo e possono essere gravi e persino fatali.

Per quanto riguarda le pollinosi, uno studio del 2018 pubblicato su Allergy ha dimostrato che le concentrazioni di polline sono aumentate significativamente negli ultimi decenni a causa dei cambiamenti climatici. Ciò ha portato ad un aumento delle allergie al polline, che si manifestano soprattutto in primavera e in estate.

Per quanto riguarda le allergie agli acari, uno studio del 2017 pubblicato su Clinical and Experimental  Allergy ha dimostrato che l’esposizione alle feci degli acari della polvere domestica è associata ad un aumento delle allergie e dell’asma.

Per le allergie alimentari, uno studio del 2020 pubblicato su Frontiers in Immunology ha evidenziato che la risposta immunitaria a un allergene alimentare coinvolge diversi tipi di cellule immunitarie, tra cui i linfociti T, i mastociti e le cellule dendrit iche. In particolare, è stato osservato che la reazione allergica a un alimento si sviluppa quando l’allergene presente nell’alimento viene riconosciuto dal sistema immunitario come estraneo e viene quindi attaccato. Questo provoca una cascata di eventi che porta alla produzione di anticorpi specifici per l’allergene, che poi si legano ai mastociti, cellule che rilasciano una grande quantità di sostanze chimiche come l’istamina, responsabili dei sintomi dell’allergia.

Per quanto riguarda le allergie cutanee, un altro studio pubblicato su Frontiers in Immunology nel 2021 ha evidenziato il ruolo delle cellule T nella risposta allergica della pelle. Le allergie cutanee sono spesso causate da contatto con sostanze come metalli, profumi, prodotti per la pulizia e altre sostanze irritanti. In questo studio è stato osservato che le cellule T, in particolare quelle di tipo Th2, sono fortemente coinvolte nella risposta allergica della pelle e nella produzione di citochine infiammatorie.

I linfociti T

Sono una classe di globuli bianchi del sistema immunitario che svolgono un ruolo cruciale nella difesa contro le infezioni virali, fungine e batteriche, nonché nella risposta alle cellule tumorali. I linfociti T si sviluppano a partire da cellule staminali ematopoietiche presenti nel midollo osseo e completano la loro maturazione nei tessuti linfoidi primari, come il timo.

Ci sono diversi tipi di linfociti T, ciascuno con funzioni specifiche nel sistema immunitario. Ecco alcune delle principali tipologie di linfociti T:

    • Linfociti T helper (Th). Svolgono un ruolo fondamentale nella regolazione della risposta immunitaria. Essi riconoscono gli antigeni presentati dalle cellule presentanti l’antigene, come i macrofagi, e li attivano, producendo citochine che stimolano la proliferazione e l’attivazione dei linfociti B e dei linfociti Tc. I Linfociti T helper (Th): si dividono a loro volta in diverse sottocategorie:
      • Th1: producono citochine come l’interferone gamma (IFN-gamma) e l’interleuchina-2 (IL-2), che promuovono una risposta immunitaria di tipo cellulare e sono importanti nella difesa contro infezioni intracellulari come quelle virali e batteriche. Sono anche coinvolti nella patogenesi delle malattie autoimmuni.

      • Th2: producono citochine come l’interleuchina-4 (IL-4), l’interleuchina-5 (IL-5) e l’interleuchina-13 (IL-13), che promuovono una risposta immunitaria di tipo umorale e sono importanti nella difesa contro parassiti e nell’allergia. In alcuni casi possono contribuire alla patogenesi delle malattie autoimmuni.

      • Th17: producono citochine come l’interleuchina-17 (IL-17), l’interleuchina-21 (IL-21) e l’interleuchina-22 (IL-22), che promuovono una risposta infiammatoria e sono importanti nella difesa contro batteri extracellulari e funghi. Sono anche coinvolti nella patogenesi delle malattie autoimmuni.

      • Linfociti T regolatori (Treg): sono responsabili della soppressione della risposta immunitaria per prevenire reazioni autoimmunitarie eccessive e danni ai tessuti.
      • T follicolare helper (Tfh): sono coinvolti nella generazione di anticorpi da parte dei linfociti B e nella formazione di cellule plasmatiche a lunga durata.
    • Linfociti T citotossici (Tc): riconoscono e distruggono le cellule che esprimono antigeni estranei o alterati, come le cellule infettate da virus o le cellule tumorali.

    • Linfociti T memoria (Tm): sono derivati dai linfociti T attivati durante una precedente infezione o esposizione all’antigene e possono essere rapidamente attivati in caso di una successiva esposizione.
    • Linfociti T gamma-delta (Tgd): costituiscono una popolazione relativamente rara di linfociti T con un recettore T-cellulare (TCR) diverso dai linfociti T alfa-beta. Sono coinvolti nella difesa contro infezioni batteriche e virali e nella sorveglianza antitumorale.

    • Linfociti T invarianti delle mucose (MAIT): esprimono un recettore semi-invariante e sono specializzati nella risposta immunitaria contro i batteri che producono vitamina B2.
    • Linfociti T staminali (Tscm): rappresentano la popolazione di linfociti T a lunga durata di vita e sono considerati la fonte principale di linfociti T memoria.
    • Linfociti T effettori. Esistono diversi tipi di linfociti T effettori, ognuno dei quali ha un ruolo specifico nella risposta immunitaria dell’organismo. In generale, i linfociti T effettori sono responsabili dell’attacco diretto contro le cellule infette o danneggiate, o contro cellule anomale come quelle tumorali. Essi sono dotati di recettori specifici che riconoscono gli antigeni presentati dalle cellule bersaglio e, una volta attivati, possono produrre una serie di molecole che agiscono direttamente sulla cellula bersaglio, inducendo la sua morte. Inoltre, i linfociti T effettori possono anche secernere citochine e altri mediatori dell’infiammazione che contribuiscono a coordinare la risposta immunitaria. 

I linfociti T sono essenziali per una risposta immunitaria efficace, ma possono anche essere implicati in malattie autoimmuni, come la sclerosi multipla e il lupus eritematoso sistemico, in cui il sistema immunitario attacca erroneamente i tessuti sani del proprio corpo.

Va sottolineato che esistono ulteriori sottocategorie e sottogruppi di linfociti T, ma questi sono i principali tipi di interesse per la risposta immunitaria.

I linfociti B

Uno dei meccanismi principali dell’allergia è la cascata allergica, che coinvolge i linfociti B del sistema immunitario. I linfociti B sono un tipo di globuli bianchi o leucociti che fanno parte del sistema immunitario adattativo. Sono responsabili della produzione di anticorpi, molecole proteiche specializzate che riconoscono e neutralizzano agenti patogeni, come virus, batteri o tossine. I linfociti B si formano nel midollo osseo e possono essere attivati quando entrano in contatto con un antigene, una sostanza estranea al corpo, che può essere presente sulla superficie di un batterio, di un virus o di una cellula cancerosa. Quando un linfocita B viene attivato, inizia a dividersi rapidamente e a differenziarsi in plasmacellule, che sono specializzate nella produzione di anticorpi, che sono proteine che riconoscono e si legano specificamente agli allergeni. Gli anticorpi prodotti dai linfociti B sono chiamati immunoglobuline E (IgE) e sono responsabili dell’attivazione dei mastociti e dei basofili, che a loro volta rilasciano mediatori dell’infiammazione come l’istamina. Questi mediatori sono responsabili dei sintomi tipici dell’allergia come prurito, gonfiore, eritema e difficoltà respiratorie. Inoltre, le IgE  sono responsabili della cosiddetta memoria B che permette loro di ricordare l’antigene per una futura risposta immunitaria più rapida ed efficace. I linfociti B svolgono un ruolo fondamentale nella difesa del nostro organismo dalle infezioni e dalle malattie, e la loro attivazione è spesso il primo passo per combattere un’infezione o una malattia.

Ecco uno schema della risposta immunitaria all’antigene nel soggetto sano:

  1. Fase di riconoscimento: gli antigeni vengono riconosciuti come estranei dal sistema immunitario attraverso l’azione dei macrofagi, che inglobano gli antigeni e li presentano alle cellule dendritiche.
  2. Fase di attivazione: le cellule dendritiche attivano i linfociti T e B specifici per l’antigene riconosciuto.
  3. Fase di amplificazione: i linfociti T collaborano all’amplificazione della risposta immunitaria, rilasciando citochine e attivando altre cellule immunitarie, come i macrofagi.
  4. Fase di differenziamento: i linfociti B si differenziano in plasmacellule, le quali producono e secernono anticorpi specifici per l’antigene riconosciuto.
  5. Fase di eliminazione: gli anticorpi specifici per l’antigene si legano a esso, causandone l’eliminazione dal corpo attraverso l’azione di cellule come i macrofagi, che fagocitano gli antigeni opsonizzati dagli anticorpi.

Questa risposta immunitaria è essenziale per proteggere il nostro corpo da agenti patogeni e sostanze estranee, ma può anche essere responsabile di malattie autoimmuni o allergiche se il sistema immunitario identifica erroneamente sostanze innocue come pericolose e reagisce in modo eccessivo ad esse.

I linfociti T nell’allergia

I linfociti T svolgono un ruolo fondamentale nella risposta immunitaria nell’allergia. I linfociti T helper (Th) sono una sottoclasse di linfociti T che sono coinvolti nell’attivazione dei linfociti B e nella produzione di anticorpi, incluso l’IgE. In particolare, i Th2 sono coinvolti nella risposta allergica e producono citochine che promuovono la produzione di IgE. Inoltre, i linfociti T citotossici (Tc) possono eliminare le cellule che esprimono l’antigene allergenico, come i mastociti e i basofili, attraverso il rilascio di citochine e molecole citotossiche. Tuttavia, in alcune condizioni patologiche come l’asma allergico, i linfociti T possono anche contribuire alla risposta infiammatoria e alla lesione dei tessuti. Ad esempio, i linfociti T effettori (Te) possono produrre citochine infiammatorie come l’interleuchina-4 (IL-4), l’interleuchina-5 (IL-5) e l’interleuchina-13 (IL-13), che possono contribuire alla broncocostrizione e all’infiammazione delle vie respiratorie. In generale, i linfociti T sono coinvolti in molteplici aspetti della risposta immunitaria nell’allergia e possono avere sia effetti protettivi che dannosi a seconda del contesto e della loro attivazione.

Schematicamente, la cascata infiammatoria dalle IgE nell’allergia inizia con il riconoscimento dell’allergene da parte delle IgE, che provoca la degranulazione dei mastociti e dei basofili e la liberazione di mediatori infiammatori, causando i sintomi allergici e attivando altri tipi di cellule immunitarie.

Nel soggetto allergico, la risposta immunitaria all’antigene è diversa da quella del soggetto sano. Quando un allergene entra in contatto con il sistema immunitario di un soggetto allergico, viene riconosciuto come estraneo e innescata una risposta immunitaria innata e adattativa.

  1. Nella fase innata, le cellule dendritiche presenti nei tessuti riconoscono l’allergene e iniziano a produrre citochine infiammatorie. Queste citochine attivano i mastociti e i basofili presenti nei tessuti, che rilasciano istamina e altri mediatori dell’infiammazione.
  2. Nella fase adattativa della risposta immunitaria, i linfociti T helper di tipo 2 (Th2) vengono attivati dalle cellule dendritiche. Le cellule dendritiche sono un tipo di cellula del sistema immunitario presente nei tessuti che svolgono un ruolo importante nella presentazione dell’antigene ai linfociti T. Esse possono rilevare la presenza di agenti patogeni o altre sostanze straniere attraverso i loro recettori di riconoscimento dei pattern (PRR), come ad esempio i toll-like receptor (TLR), e possono iniziare a migrare verso i linfonodi per presentare l’antigene ai linfociti T. In questo modo, le cellule dendritiche contribuiscono alla risposta immunitaria adattativa. Le cellule dendritiche sono in grado di presentare l’antigene in modo sia diretto che indiretto attraverso la presentazione di peptide processati a partire dall’antigene. Questo permette ai linfociti T di riconoscere l’antigene e attivarsi per coordinare la risposta immunitaria. Le cellule dendritiche svolgono inoltre un ruolo nella tolleranza immunitaria, ovvero nel prevenire una risposta immunitaria inappropriata contro il tessuto del proprio corpo. Le cellule dendritiche presentano l’antigene agli specifici recettori dei linfociti T, che possono quindi riconoscere e legarsi all’antigene. Una volta attivati, i linfociti T Th2 iniziano a produrre citochine, come l’IL-4, l’IL-5 e l’IL-13, che stimolano la proliferazione e l’attivazione dei linfociti B e dei mastociti, aumentando la produzione di IgE e altri mediatori dell’infiammazione. I linfociti T Th2 svolgono quindi un ruolo importante nell’amplificazione della risposta allergica, aumentando la sensibilità dei mastociti e dei basofili agli allergeni e favorendo lo sviluppo di una risposta infiammatoria cronica nei tessuti.
  3. Quando l’allergene si lega alle IgE presenti sui mastociti e sui basofili, viene innescata la cascata allergica. I mastociti e i basofili rilasciano istamina, leucotrieni e altri mediatori dell’infiammazione, che provocano i sintomi allergici come prurito, eritema, gonfiore e difficoltà respiratorie.

Ecco uno schema dettagliato della risposta immunitaria all’antigene nel soggetto allergico:

  1. Esposizione all’allergene.

Il soggetto allergico viene esposto all’allergene (ad esempio polline, peli di animali, muffe) tramite inalazione, ingestione o contatto con la pelle. Gli allergeni vengono catturati dalle cellule presentatrici di antigeni (APC), come i macrofagi, che li presentano ai linfociti T helper.

  1. Attivazione dei linfociti T helper

I linfociti T helper riconoscono l’allergene presentato dagli APC grazie ai recettori T-cellulari (TCR) e diventano attivati. I linfociti T helper attivati producono citochine, tra cui l’interleuchina-4 (IL-4), che stimola la produzione di IgE.

  1. Produzione di IgE

I linfociti B vengono stimolati dalle citochine prodotte dai linfociti T helper e producono grandi quantità di IgE specifiche per l’allergene. Le IgE si legano ai recettori FcεRI presenti sulla superficie dei mastociti e dei basofili.

  1. Sensibilizzazione

Quando l’allergene entra nuovamente in contatto con il soggetto allergico, si lega alle IgE già presenti sui mastociti e basofili, innescando la cascata di segnali che porta alla degranulazione delle cellule.

  1. Degranulazione

La degranulazione dei mastociti e dei basofili rilascia mediatori dell’infiammazione come istamina, proteasi, citochine e leucotrieni. Questi mediatori causano la manifestazione dei sintomi dell’allergia come prurito, gonfiore, difficoltà respiratorie e altri sintomi sistemici.

  1. Attivazione di altre cellule immunitarie

La cascata infiammatoria dalle IgE può attivare altri tipi di cellule immunitarie come gli eosinofili, che sono coinvolti nella risposta infiammatoria cronica e nella lesione dei tessuti.

  1. Reazione allergica

La risposta immunitaria esagerata dell’allergia può causare gravi danni ai tessuti e compromettere la funzione degli organi interessati. La gravità della reazione allergica può variare da una semplice irritazione locale a una reazione sistemica potenzialmente letale, come l’anafilassi.

La risposta immunitaria allergica è dunque caratterizzata da una forte produzione di IgE specifiche per l’allergene, il legame delle IgE ai recettori presenti sui mastociti e basofili, la degranulazione delle cellule e il rilascio di mediatori dell’infiammazione che causano i sintomi allergici.

I linfociti B nell’allergia

I linfociti B svolgono un ruolo fondamentale nella risposta allergica del sistema immunitario. In caso di allergia, i linfociti B possono produrre una quantità eccessiva di IgE in risposta all’allergene, causando una reazione allergica. Pertanto, il controllo dell’attivazione dei linfociti B è importante per la prevenzione e il trattamento delle reazioni allergiche. Alcuni prodotti naturali, come le uova di coturnice, sono stati studiati per la loro capacità di regolare l’attivazione dei linfociti B e quindi ridurre i sintomi allergici.

La cascata infiammatoria dalle IgE nel soggetto allergico

La cascata infiammatoria dalle IgE inizia con l’esposizione a un allergene specifico, come il polline o la polvere, che viene riconosciuto dalle IgE presenti sulla superficie dei mastociti e dei basofili. I mastociti e i basofili sono due tipi di globuli bianchi (leucociti) coinvolti nella risposta immunitaria. Entrambi contengono granuli intracellulari contenenti istamina e altre sostanze pro-infiammatorie. I mastociti sono presenti in diversi tessuti del corpo, soprattutto nell’apparato respiratorio e nell’intestino. Le IgE prodotte dalle plasmacellule derivate dai linfociti B si legano ai recettori FcεRI presenti sulla superficie dei mastociti. Viene attivata una cascata di segnali all’interno del mastocita che porta alla degranulazione delle vescicole contenenti sostanze pro-infiammatorie come l’istamina, il che a sua volta causa i sintomi dell’allergia. La loro attivazione nella risposta allergica e può causare sintomi come prurito, eruzioni cutanee, congestione nasale, starnuti e broncocostrizione.

I basofili sono globuli bianchi che circolano nel sangue. Sono coinvolti nella risposta immunitaria e contengono anche granuli intracellulari contenenti istamina e altre sostanze pro-infiammatorie. Come i mastociti, i basofili vengono attivati dall’interazione con l’antigene e le IgE e rilasciano le sostanze contenute nei loro granuli. La loro attivazione è coinvolta nella risposta allergica sistemica e può causare sintomi come prurito generalizzato, orticaria, angioedema, broncocostrizione e shock anafilattico.

L‘acido arachidonico è un acido grasso polinsaturo a lunga catena, presente nella membrana cellulare sotto forma di fosfolipidi. La sua presenza nella membrana è importante per garantire la fluidità della membrana stessa e per svolgere diverse funzioni biologiche. Inoltre, è l’acido arachidonico il precursore dei molti mediatori dell’infiammazione già nominati, come le prostaglandine, i trombossani e i leucotrieni. Quando la membrana cellulare viene danneggiata o stimolata, l’acido arachidonico viene liberato e metabolizzato dalle enzimi cicloossigenasi (COX) e lipoossigenasi (LOX), dando origine a questi mediatori dell’infiammazione.  Quando questi mediatori dell’infiammazione vengono prodotti in eccesso, possono causare una risposta infiammatoria eccessiva e danneggiare i tessuti circostanti. Questo è uno dei meccanismi alla base di molte patologie infiammatorie, come l’asma, la rinite allergica e l’artrite reumatoide.

La presenza eccessiva di acido arachidonico nelle membrane cellulari dei mastociti e dei basofili può dunque alterare la loro risposta a stimoli esterni, come ad esempio un allergene. L’acido arachidonico, fuoriuscito dalla membrana di mastociti e basofili, viene metabolizzato dalle enzimi cicloossigenasi (COX) e lipoossigenasi (LOX) per produrre mediatori dell’infiammazione come prostaglandine, trombossani e leucotrieni. La membrana di mastociti e basofili contiene fosfolipidi che contengono acido arachidonico. Quando l’antigene si lega alle IgE, si attiva la cascata infiammatoria che porta alla liberazione dell’acido arachidonico dalla membrana. L’acido arachidonico viene poi metabolizzato dalle enzimi cicloossigenasi (COX) e lipoossigenasi (LOX) per produrre mediatori dell’infiammazione come prostaglandine, trombossani e leucotrieni. La cicloossigenasi converte l’acido arachidonico in prostaglandine e trombossani, che promuovono la vasodilatazione, l’edema e l’infiammazione. La lipoossigenasi converte l’acido arachidonico in leucotrieni, che aumentano la permeabilità vascolare, la contrazione muscolare liscia e l’infiammazione. L’azione dei mediatori dell’infiammazione prodotti dall’acido arachidonico può contribuire all’insorgenza di una serie di sintomi tipici delle reazioni allergiche, come prurito, arrossamento, gonfiore, difficoltà respiratorie e altri disturbi. In particolare, l’eccesso di acido arachidonico può aumentare la produzione di leucotrieni dai mastociti e dai basofili, che sono potenti mediatori dell’infiammazione e dell’allergia. I leucotrieni causano la contrazione della muscolatura liscia, l’edema e l’attrazione di eosinofili, contribuendo così all’infiammazione cronica e alla lesione dei tessuti.

Inoltre, l’eccesso di acido arachidonico può anche alterare la funzione dei recettori delle IgE sui mastociti e sui basofili, rendendoli più sensibili agli allergeni e aumentando la risposta allergica. Questo può portare a una maggiore produzione di mediatori infiammatori e ad una risposta allergica più intensa.

L’eccessiva presenza di acido arachidonico nelle membrane delle cellule dei mastociti e dei basofili può alterare la loro risposta e renderli più sensibili agli allergeni. Ciò può portare ad una risposta allergica più intensa e all’infiammazione cronica dei tessuti, in quanto l’acido arachidonico è metabolizzato dalle enzimi cicloossigenasi e lipoossigenasi per produrre mediatori dell’infiammazione come prostaglandine, trombossani e leucotrieni. La modulazione della quantità di acido arachidonico nelle membrane di queste cellule dovrebbe quindi essere una strategia fondamentale per l’approccio terapeutico dell’allergia. La riduzione dell’acido arachidonico nei fosfolipidi delle membrane può essere ottenuta attraverso il controllo glicemico e, di conseguenza, dell’insulina. Infatti, l’insulina è l’ormone responsabile della produzione di questo acido grasso Omega-6.

Per questo motivo, la dieta chetogenica, specialmente se accompagnata dall’integrazione di Krill oil, può avere effetti antinfiammatori e antiallergici, in quanto riduce la presenza di acido arachidonico nelle membrane cellulari.

Tornando alla cascata infiammatoria delle IgE, essa può attivare altri tipi di cellule immunitarie come gli eosinofili, che sono coinvolti nella risposta infiammatoria cronica e nella lesione dei tessuti. Gli eosinofili sono un tipo di globulo bianco che si accumula nei tessuti infiammati in risposta all’attivazione delle cellule T helper tipo 2 (Th2) e alla produzione di citochine come l’IL-4 e l‘IL-5. Queste citochine promuovono l’espansione e l’attivazione degli eosinofili nel midollo osseo e la loro migrazione nei tessuti infiammati.

Gli eosinofili rilasciano una serie di mediatori infiammatori come la perossidasi eosinofila, il major basic protein (MBP) e il eosinophil cationic protein (ECP) che contribuiscono alla lesione tissutale e alla progressione della risposta allergica. In particolare, il MBP e l’ECP possono danneggiare le membrane cellulari e stimolare la produzione di ROS (reactive oxygen species), i radicali liberi e citochine pro-infiammatorie.

Gli eosinofili sono spesso presenti in quantità elevate nei tessuti di soggetti con malattie allergiche come l’asma e la rinite allergica. La loro presenza nei tessuti infiammati è stata associata alla gravità della malattia e alla resistenza al trattamento. Semplificando, la risposta allergica può coinvolgere una vasta gamma di cellule immunitarie e mediatori infiammatori che contribuiscono all’infiammazione e alla lesione tissutale. L’attivazione degli eosinofili, in particolare, è stata associata alla progressione della malattia allergica e alla resistenza al trattamento.

Conclusioni

La risposta infiammatoria fisiologica è una risposta del sistema immunitario che avviene in seguito a un’aggressione da parte di un agente patogeno, come batteri o virus, o a un danno tissutale. Questa risposta ha lo scopo di eliminare l’agente patogeno e riparare il danno tissutale, prevenendo infezioni e guarigione del tessuto danneggiato.

La risposta infiammatoria allergica, d’altra parte, è una risposta immunitaria anomala, scatenata dall’esposizione a sostanze normalmente innocue come polline, peli di animali o alimenti. Questa risposta è caratterizzata da un’eccessiva produzione di anticorpi IgE specifici per l’allergene, l’attivazione di mastociti e basofili e la produzione di mediatori dell’infiammazione come i leucotrieni e le prostaglandine.

Le differenze principali tra le due risposte sono:

1. Nella risposta infiammatoria fisiologica, l’aggressione viene riconosciuta dalle cellule del sistema immunitario innato come i macrofagi e le cellule dendritiche, mentre nella risposta allergica, l‘allergene viene riconosciuto dalle cellule del sistema immunitario adattativo, come i linfociti B e T.

2. Nella risposta infiammatoria fisiologica, l’infiammazione è localizzata nel sito dell’aggressione e limitata nel tempo, mentre nella risposta allergica, l’infiammazione può essere generalizzata e cronica.

3. Nella risposta infiammatoria fisiologica, l’infiammazione è finalizzata all’eliminazione dell’agente patogeno e alla riparazione tissutale, mentre nella risposta allergica, l‘infiammazione è una reazione eccessiva del sistema immunitario che può causare danni ai tessuti.

4. Inoltre, nella risposta allergica, i linfociti T helper di tipo 2 (Th2) vengono attivati dalle cellule dendritiche, mentre nella risposta infiammatoria fisiologica, sono i linfociti T helper di tipo 1 (Th1) ad essere attivati dalle cellule dendritiche. La via di attivazione diverge in questo punto, portando alla produzione di anticorpi IgE e all’attivazione di mastociti e basofili nella risposta allergica, mentre nella risposta fisiologica, alla produzione di citochine pro-infiammatorie e all’attivazione di macrofagi e linfociti T citotossici.

Possono entrambe le risposte infiammatorie, sia quella fisiologica che quella allergica, essere alterate dalla presenza eccessiva di acido arachidonico nelle membrane cellulari? In particolare, un’eccessiva presenza di acido arachidonico (AA) può aumentare la produzione di mediatori dell’infiammazione come le prostaglandine, i trombossani e i leucotrieni, portando alla risposta infiammatoria cronica e alla lesione dei tessuti? Questa condizione può essere la base di molte patologie croniche?

Sì, l’eccessiva presenza di acido arachidonico può alterare sia la risposta immunitaria fisiologica che quella allergica. Nel caso della risposta immunitaria fisiologica, l’eccessiva presenza di acido arachidonico nelle membrane cellulari può portare ad un’aumentata produzione di mediatori dell’infiammazione come prostaglandine e leucotrieni, che possono causare un’infiammazione cronica dei tessuti. Questo può portare alla patologia cronica come l’aterosclerosi, la malattia infiammatoria dell’intestino, la malattia polmonare ostruttiva cronica (COPD) e altri disturbi infiammatori.

Anche nella risposta allergica, l’eccessiva presenza di acido arachidonico nelle membrane di mastociti e basofili può aumentare la produzione di mediatori dell’infiammazione come i leucotrieni, rendendo le cellule più sensibili agli allergeni. Ciò può portare ad una risposta allergica più intensa e all’infiammazione cronica dei tessuti.

In entrambi i casi, la modulazione della quantità di acido arachidonico nelle membrane cellulari può essere una strategia importante per prevenire o trattare le patologie croniche. La modulazione può avvenire attraverso la dieta, l’assunzione di integratori, e la regolazione della glicemia e dell’insulina.

Ecco alcuni consigli che possono aiutare a prevenire o ridurre la risposta allergica, senza farmaci:

1. Evitare il contatto con l’allergene: la cosa più importante per prevenire la risposta allergica è evitare il contatto con l’allergene che scatena la reazione. Ad esempio, se sei allergico al polline, cerca di evitare di stare all’aperto durante i momenti di maggiore dispersione.

2. Per evitare il contatto con gli allergeni, è essenziale mantenere un ambiente pulito. Ti consigliamo di utilizzare aspirapolvere dotati di filtri HEPA e di lavare spesso i vestiti e le lenzuola. Inoltre, per prevenire l’ingresso di allergeni come il polline, è consigliabile tenere le finestre chiuse. Tuttavia, se l’allergene non è presente nell’aria, è possibile lasciare le finestre aperte.

3. Per ridurre il rischio di una risposta allergica eccessiva, è consigliabile evitare i cibi che possono stimolare la sintesi endogena di acido arachidonico. Come abbiamo visto, l’eccessiva presenza di questo acido grasso può aumentare la risposta allergica. In particolare, si consiglia di evitare i derivati di cereali e gli zuccheri, che sono fortissimi stimolatori della produzione pancreatica di insulina. Quest’ultima, infatti, è responsabile dell’infiammazione cronica, che a sua volta può aumentare la sensibilità alle allergie.

4. Seguire una dieta anti-infiammatoria: una dieta chetogenica con abbinato l’utilizzo di Krill Oil ad alto dosaggio può aiutare a ridurre l’infiammazione nel corpo e quindi la risposta allergica.

5. Ridurre lo stress: lo stress può aumentare la risposta allergica. Cerca di ridurre lo stress attraverso tecniche di rilassamento come la meditazione, lo yoga o la respirazione profonda.

Ricorda che questi consigli possono aiutare a prevenire o ridurre la risposta allergica, ma è importante consultare sempre un Medico competente per una valutazione personalizzata e il trattamento adeguato.

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