Le forme nascoste di dipendenza alimentare

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Non è sconosciuto il potere consolatorio del cibo. Dai film strappalacrime dove le pene d’amore se non si affogano nell’alcool si affogano in una vaschetta di gelato, o in una scatola di cioccolatini, al frigorifero che si apre di continuo per ansia, stress e dolore. Già, perché il cibo riempie, riempie quel vuoto, quel buco nero che divora il nostro sorriso, la nostra luce. E quando la luce scompare, occorre qualcosa cui aggrapparsi, qualcosa che ci soddisfi, qualcosa che ci dia il piacere che abbiamo perso. Qualcosa che lenisca il dolore di un abbandono, che riempia il vuoto lasciato, che accompagni nella solitudine scaturita dal sentirsi incompresi.

“Mia madre non mi ha mai capita…”, e allora apro il frigorifero e mi riempio, perché mi sento vuota/o, assorbita/o da un vortice che mi divora a sua volta, e allora io divoro di più, per non perdermi; magari qualcuno mi vede… ma non vede comunque dentro di me. E così, in una danza di “ingombro e mi nascondo” mi perdo in un corpo che non riconosco e non mi ritrovo più. Smarrita in un circolo vizioso che ha le sembianze di un labirinto oscuro dove nessuno può salvarmi. È così, il cibo lo cerchiamo per riempire, riempire quel vuoto, quell’assenza o per lenire quel dolore con un po’ di dolcezza.

Anche perché ci hanno insegnato che “se avessimo fatto i bravi ci avrebbero dato una caramella”, se ci fossimo comportati male magari “a letto senza cena” e così tutti questi messaggi in cui il cibo diventa forma di ricompensa li abbiamo introiettati, giorno dopo giorno innescando risposte automatizzate a trigger deleteri. Quante forme consolatorie ha il cibo, quel cibo che diventa una dipendenza, che più ci fa ingrassare più ci nasconde dal mondo, ci protegge, perché così terranno le distanze.

Mangio e mi sento male e mi piaccio sempre meno, così non avrò nemmeno voglia di uscire e, senza nemmeno saperlo mi sarò regalata/o l’alibi per non andare a quell’appuntamento, per non espormi all’ennesima delusione, per non levare quella maglietta davanti a lui/lei, per non dover fingere che vada tutto bene. Soffro e non mi amo, e meno mi amo più mi faccio del male. Oh, quante forme di autodistruzione ha il cibo! E se ci sommiamo che gli alimenti sono ricchi di ingredienti che portano alla dipendenza come zucchero e sale, beh, allora non riusciremo più a farne a meno.

Già, perché lo zucchero può creare dipendenza perché stimola la produzione di dopamina nel cervello, il che porta a sensazioni di piacere e gratificazione. Questo può portare a un desiderio continuo di consumare cibi dolci, proprio come accade con altre sostanze che agiscono sul sistema di ricompensa del cervello. Anche il sale può creare dipendenza in parte a causa del modo in cui influenza il gusto e il cervello. Il nostro corpo ha un bisogno naturale di sodio per funzionare correttamente, ma quando consumiamo troppo sale, questo può influenzare i recettori del gusto nel cervello, portandoci a desiderare cibi più salati. Inoltre, alcuni studi suggeriscono che il consumo eccessivo di sale possa attivare il sistema di ricompensa nel cervello, provocando una sorta di dipendenza, anche se in misura minore rispetto ad altre sostanze come lo zucchero o le droghe. Perché, se non si fosse ancora capito, lo zucchero agisce come le droghe

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